I
Monti Iblei
La zona degli
Iblei si trova nella parte sudorientale della Sicilia. I Monti Iblei risalgono
al Terziario, si sono formati per attività vulcanica e col tempo sono avvenute sovrapposizioni
calcaree sullo zoccolo vulcanico. Di tanto in tanto si osservano solchi
vallivi, denominati Cave, dovuti in gran parte all’erosione fluviale.
Durante il
tragitto, attraversando il fiume Simeto, abbiamo avuto modo di osservare degli
aggruppamenti ripariali, costituiti per lo più da esemplari di Tamarix
africana, Tamarix gallica e Cannucce (Phragmites australis ).
Proseguendo lungo
la strada per Buccheri, abbiamo osservato la varietà della vegetazione. Ai
margini della strada prevalgono comunità ruderali, più lontano si notano
colture e pascoli. Ampi tratti sono ricoperti dalla steppa mediterranea, che
rappresenta il gradino più basso della degradazione della foresta di Leccio,
che un tempo caratterizzava la zona. Alcune delle specie più diffuse sono il Cymbopogon
hirtus e l’Artemisia arborescens, segni della degradazione della
foresta mediterranea. Si nota un’evidente antropizzazione del territorio,
segnato da estese zone coltivate, o sottoposte al pascolo. L’abbandono di molti
terreni agricoli ha portato all’estensione di Praterie steppiche.
La vegetazione
naturale, in particolare quella boschiva ed arbustiva, è relegata solo nei
tratti più impervi e rocciosi.
Sempre lungo la
strada, abbiamo potuto osservare qualche esemplare di Quercus suber.
Giunti a
Buccheri, presso la cava Sughereto Rizzolo, a circa 750 metri s.l.m., abbiamo
proseguito a piedi; dalla strada abbiamo osservato un’area rimboschita con
esemplari di Roverella (Quercus pubescens s.l.) e Frassino (Fraxinus
ornus).
Arbusti di Rubus si trovano ai margini
della strada: rappresentano parte della vegetazione ruderale.
Ancora dalla
strada abbiamo osservato esemplari di: Robinia pseudoacacia, Quercus
ilex, Quercus cerris, Quercus suber, Rosa canina,
Pirus pyraster, Crataegus monogyna, quest’ultima sparsa in
piccoli arbusti. Abbiamo attraversato anche zone adibite a pascolo, con suoli
dunque ricchi d’azoto.
In un tratto,
dove si può osservare la sezione del suolo, abbiamo potuto distinguere uno
strato superficiale A, ricco di sostanza organica (humus), derivante dalla
degradazione della lettiera sovrastante, uno strato intermedio B, con una
quantità media di sostanza organica e lo strato C, dove predominano sostanze inorganiche minerali.
Lungo la strada,
tra le specie erbacee viste ricordiamo: Erodium sp. (una Geraniacea), Bellis
perenne (una Composita) e Asphodelus microcarpus, una
Liliacea indice di degradazione.
Un’area dove ci
siamo soffermati, ci ha permesso di vedere diversi stadi della vegetazione: la
Steppa, rappresentata da Ampelodesmos mauritanicus (una Graminacea perennante), poi lo stadio
dell’Arbusteto, rappresentato dalla Calicotome infesta ed infine lo
stadio del Bosco.
Lungo un
sentiero, abbiamo visto arbusti di Sarcopterium spinosum (una
Rosacea, segno di degradazione).
Altre specie
osservate, sono state: Rosa sempervirens, Quercus suber,
Eucalipti (questi ultimi presenti in seguito a lavori di rimboschimento), Asparagus
albus (sotto gli esemplari di Quercus suber) e Cynara cardunculus
(Carciofo selvatico).
Il piano vegetazionale di questa zona è
quello del Quercion ilicis, anche se prevale la Quercia da sughero (assieme a
qualche Olivastro).
In uno stagno abbiamo visto aggruppamenti
di Typha angustifolia, pianta che predilige ambienti acquitrinosi. Nelle
zone limitrofe, dove sosta il bestiame ed il suolo è ricco d’azoto, abbiamo
riscontrato parecchi esemplari di Crocus longiflorus (un’Iridacea).
Sulla strada del
ritorno, ci siamo soffermati per osservare i rarissimi esemplari di Zelkova
sicula, un’Ulmacea, di cui restano circa 200 individui, attualmente. Tale
specie che presenta la foglia asimmetrica con il margine dentellato, predilige
un clima caldo-umido e costituisce un relitto della flora terziaria. Il suo
destino è dipeso dai cicli glaciali del Quaternario.